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Ristoranti italiani all'estero: che fine ha fatto il marchio di qualità?

Ve lo ricordate il "bollino di qualità?" Quello che doveva identificare un ristorante italiano al 100%? Che fine ha fatto l’idea di valorizzare i tanti ristoranti italiani in giro per il mondo?

Questa è una storia che inizia con il primo Governo Prodi, nel 1996, con forte impulso dell’Ice e del ministero delle politiche agricole. Allora il ministro era De Castro. In questo progetto era coinvolto anche il Ministero degli Esteri l’allora ministro Dini in accordo con tutte le parti istitui’ una commissione per ogni rete consolare e diplomatica in giro per il mondo, sotto la regia di una commissione centrale di cui facevano parte tutte le maggiori associazioni di categoria, come Ciao Italia e l'Ardi.

L’obiettivo era di certificare “la vera cucina italiana” all'estero mediante un “marchio” di qualità dei ristoranti italiani nel mondo a tutela delle nostre tradizioni culinarie, che permettava al consumatore di avere maggiori garanzie sulla qualità e sull'utilizzo di prodotti provenienti dal nostro Paese. L'adesione al marchio era volontaria ed era basata su un processo di certificazione articolato su alcuni punti fondamentali. L'insieme dei requisiti che i ristoratori devevano rispettare per conseguire il “marchio” erano contenuti in una norma tecnica che tutte le parti coinvolte misero a frutto.

Le varie commisioni poi valutavano se i vari ristoratori che avevano mandato la loro adesione avessero i requisti richiesti o meno, poi si passava alla fase di consegna una volta che la commisione centrale aveva individuato i ristoratori meritevoli: si procedeva quindi alla consegna della targa, consegnata dallo stesso presidente della Repubblica.

L’iniziativa ha funzionato per alcuni anni, infatti il processo di certificazione ebbe un notevole riscontro in Belgio, dove ben 51 ristoratori ebbero la targa, in Lusseburgo 6, mentre in altri paesi si aspetta ancora di costituire le commisioni consolari, almeno fino al secondo governo Berlusconi.

L’allora ministro delle politiche agricole, On. Gianni Alemanno, cambio’ in parte l’idea: infatti diede compito a una azienda controllata dallo Stato di proseguire il programma di certificazione che pero’ aveva anche il compito di valorizzare la cultura gastronomica, ma non se ne fece nulla solo una perdita di tempo e denaro per costituire commisioni.

Il precedente governo Prodi con il ministro De Castro istituì una commissione parlamentare, la quale aveva il compito di fare una legge al riguardo, disegno di legge che fu presentato dalla senatrice Antonella Rebuzzi: ma poi il governo cadde, Romano Prodi fu costretto a tornare a casa sua, e del disegno di legge e del tanto decandato marchio non se ne fece più niente.

C’è da dire che alcune associazioni di ristoratori nel mondo, come Ciao Italia, hanno istituito una targa propria, ma certo non e’ quella che si voleva, anche see’ pur sempre qualcosa.

Così, mentre i francesi hanno dalla loro parte la loro cucina protetta dall’Unesco, la loro guida Michelin, noi che abbiamo il piu’ vasto numero di ristoranti Italiani nel mondo non abbiano un solo riconoscimento.

Il nostro più grande problema è che tutti viaggiano per strade proprie: e’ mai possible che in un Paese come il nostro non siamo capaci di metterci tutti insieme e di valorizzare quelle poche cose buone che abbiamo? Almeno per una volta la politica politicante dei salotti buoni della televisione italiana la vogliamo mettere da parte e cercare insieme di fare un progetto serio; non dimentichiamo che la cucina mediterranea è tra le più famose del mondo, e non solo per i benefici sulla salute. Abbiamo i migliori prodotti del mondo, ci invidiano per questo, ma non siamo capaci di valorizzarli e valorizzare i nostri connazionali che ogni giorno, con non poche fatiche, con un piatto semplice fanno promozione gratuita a una terra come l’Italia.

Non vogliamo piu’ che la gente ci riconosca solo per spaghetti e mandolino, vogliamo che ci rispettino per quello che sappiamo fare. Io spero che il Ministro attuale, Zaia, sappia recepire le varie problematiche e che dia modo ai tanti ristoratori di essere fieri del loro lavoro. L'Italia all'estero è rappresentata da loro, non dalle varie Ambasciate.

Un invito a tutte le associazioni nazionali e internazionali: riuniamoci intorno a un tavolo e facciamo un progetto comune, magari riprendendo quello stesso progetto iniziale, quello del Marchio Ristorante Italiano.

Emanuele Esposito - Italia chiama Italia

 
 
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