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Scultore Armeno Afian Nelson e il Genocidio del 1915

http:// www.nelsonafian.com
http://www.nelsonafian.com/en/work/21/
In un momento in cui, alla vigilia dell'anniversario del Genocidio Armeno, è doveroso ricordare le vittime di quella tragedia, vorremmo presentare un giovane scultore armeno di San Pietroburgo, Afian Nelson, il cui nome è già da tempo noto al di fuori dei confini della Russia. Le sue sculture si possono infatti ammirare in vie cittadine, musei e collezioni private. Nelson collabora con il Festival Internazionale di Musica “Saint-Petersburg Palaces”: la statuetta “Musa”, da lui creata, è infatti il simbolo del festival, nonché il premio conferito agli artisti per il loro contributo alla cultura mondiale.
Vorremmo qui illustrare alcuni progetti di Nelson, e soprattutto l'opera “Genocidio - 1915”. Si tratta non solo di uno dei suoi più importanti progetti, un suo omaggio personale alla memoria di chi è perito nell'orrore del genocidio, ma, più in generale, di un simbolo di tutte le vittime innocenti.
Nelson Afian è uno scultore-filosofo, nella cui opera si fondono l'armonia fisica e spirituale dell'arte antica, lo splendore e il titanismo del Rinascimento, la potenza e l'accentuata dinamicità del giocoso, ingannevole barocco, la solennità e il pathos del classicismo, la precisione della scuola realistica e – forse la principale caratteristica dell'arte di Nelson – le idee, la cui profondità non può non toccare l'anima e la coscienza dell'uomo... Nelle opere da lui ideate o, talvolta, rielaborate, sembra di assistere a un viaggio a ritroso attraverso il tempo e lo spazio, tramite il quale Nelson modifica e corregge il corso della storia, o addirittura lo prevede e lo supera... tutto questo è l'artista e l'uomo Nelson Afian, il suo universo creativo.

In “S. Pietro – Capovolgimento” (http://www.nelsonafian.com/en/work/7/), Nelson Afian rappresenta l'apostolo non come farebbe un documentarista, ma come un artista, un filosofo, un cittadino e un ardente cristiano. In questo lavoro lo scultore mostra il suo personale rapporto con la vita, la religione e l'umanità. L'opera non intende perseguire un rigore storica, ma è piuttosto il frutto di lunghe riflessioni e meditazioni sui concetti di vita e religione. Gli Anticristi non riuscirono a spezzare la fede di Pietro e, capovolgendolo, hanno capovolto se stessi. Il cielo è divenuto per loro un inferno senza fondo, mentre per Pietro la terra è diventata cielo, così come molte cose, in questo mondo, sono vanno alla rovescia... Sulla creazione di un'opera così complessa ha influito certamente la non facile ma ricca, dal punto di vista spirituale, vita in Russia, e la stessa città consacrata all'Apostolo Pietro, S.Pietroburgo, che è stata la culla dell'opera.

“Il Salvatore” (http://www.nelsonafian.com/en/work/16/) è uno dei lavori fondamentali e programmatici dello scultore. Il colonnato, con l'anello asimmetrico interrotto e le colonne frante, simboleggia il circolo della tragedia, di ogni tragedia da cui l'uomo cerca di salvare i propri figli. La figura del Salvatore al centro del colonnato e le parti frammentarie, inoltre, costituiscono un complesso che permette diversi punti di vista, e la drammaticità della composizione appare sotto forma di frammenti di figure...(frammenti di corpi, come resti di statue antiche...). Le fonti sulle colonne, flussi che scorrono verso il basso, ricordano delle candele, con l'acqua al posto del fuoco.
Lo scultore-filosofo è anche scultore-cittadino.
Con questo lavoro, Nelson ha partecipato a un concorso per un progetto di memoriale consacrato alla tragedia di Beslan. La responsabilità sociale, nonché l'empatia con i sofferenti, sono qualità fondamentali per un artista, oggi più che mai, anche se, purtroppo, non si incontrano di frequente.

Nella composizione dedicata alle Olimpiadi, (http://www.nelsonafian.com/en/work/15/) lo scultore si è ispirato all'immagine biblica dell'arcobaleno (ponte tra l'umano e il divino), che qui colora e fa risplendere le figure degli atleti. Sette colori sottolineano le diverse particolarità culturali, fisiche, antropologiche degli abitanti della terra e al tempo stesso uniscono armonicamente le diverse genti. La scultura è una lingua comprensibile a tutti i popoli della terra, dice Nelson, non ha bisogno di traduzione, e colpisce direttamente al cuore dell'osservatore. Si tratta di un meccanismo che permette di comprendersi reciprocamente, superando tutte le possibili differenze e barriere.

Il progetto “Genocidio – 1915” (http://www.nelsonafian.com/en/work/21/) è stato ideato come memoriale delle vittime del Genocidio in Armenia. I tre gruppi “Le ombre dei bambini”, “I profughi” e “L'apparizione” narrano la drammatica storia di questa nazione.
Le due composizione laterali, “Le ombre dei bambini” e “L'apparizione” sono dedicati alle famiglie, il cui tragico destino si è tristemente ripetuto in ogni casa del popolo armeno... L'albero accanto alla la donna, e l'albero della stirpe “Le ombre dei bambini”, su cui piangono marito e moglie, rappresentano i ricordi e il sentimento verso i propri cari, così come i pensieri, le ombre, il miraggio che si delineano tra l'albero e le figure, rappresentano i defunti, le cui anime non più in vita hanno assunto una forma diversa. Tra le due composizioni laterali, che raffigurano quindi il ricordo e il dolore, è situato il gruppo “I profughi”: si tratta di coloro che, nonostante le difficoltà e le sofferenze, sono riusciti a fuggire, portando in salvo la luce della propria fede, la propria cultura e il proprio futuro...
Vorremmo augurare allo scultore Nelson tutto il possibile successo in futuro, altri progetti, belli e importanti come “Millenovecentocinque”, e anche buona fortuna per le altre sue opere, come “La luce magica di Rembrandt”, “Danae - la pioggia d'oro”, che possono essere considerate, pur con le loro radici nel passato, simboli della modernità.

I collegamenti alle immagini delle sculture sono tratti dal sito personale di Nelson, www.nelsonafian.com

Serena Valent

 
 
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